Archivio per luglio 2007

Flowers of Filastin

il  vento di primavera
è stato forte e ti ha portato via
eri nostra e ora non lo sei più
i tuoi semi si sono allontanati e
oggi son dappertutto
i suoi fiori nascono e muoiono
cercando di ricongiungersi in un unico prato
chi ci crede
chi ci ha creduto
e chi non ci crede più
il tuo odore è sempre buono
ma le tue spine col sangue l’hanno macchiato
ma nonostante il cemento che ti vogliono buttare sopra
per oscurare la tua bellezza,
una speranza riesce ad uscirne
e con la sua voce urla più che può:
"sono io il fiore delle Palestina"
 
 
 
 
 
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I Pilastri dell’Islàm

I PILASTRI DELL’ISLAM

L’Islàm è religione e codice di vita, che ha come fonte il Corano, l’insegnamento orale del Profeta e la Sua Sunna (pratica di vita). Il Codice di vita islamico si fonda su cinque regole essenziali.
Sono cinque i pilastri dell’Islàm.


In una tradizionale raccolta dell’ Imàm Al-Bukhàri e dall’ Imàm Mùslim, i due luminari nel firmamento della Scienza del Hadìth, si narra che il Profeta Muhammad (pbsl) disse:
"Si fonda l’Islàm sopra cinque (pilastri)
-la testimonianza che non c’è divinità, tranne Allàh e che
Muhammad (pbsl) è l’Apostolo di Allàh (SHAHADA) ;
-l’esecuzione dell’adorazione(SALAH);
-il pagamento della imposta (coranica)(ZAKAH);
-il digiuno del mese di Ramadàn (SAWN);
-il pellegrinaggio alla Kaaba – Mecca ( Casa di Allah), obbligatorio per chi può farlo (HAJJ).
I Cinque pilastri dell’Islam sono gli atti di culto fondamentali della religiosità musulmana.
Le norme con cui questi atti di culto fondamentali vennero istruiti e le dottrine generali per la loro esecuzione si trovano nel Corano, mentre le regole dettagliate per la loro attuazione pratica si trovano nell’Insegnamento orale del Profeta e nella sua Sunna.

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La professione di fede

LA PROFESSIONE DI FEDE ISLAMICA

La professione di fede islamica è il primo pilastro dell’Islàm

In lingua araba il primo pilastro dell’Islàm è shahàda e, letteralmente, la parola shahàda significa "testimonianza" Infatti la professione di fede islamica consiste nel rendere testimonianza che non c’è divinità tranne Allàh e che Muhammad (pbsl) è l’Apostolo di Allàh.
La formula della professione di fede è:
"Attesto che non c’è divinità tranne Allàh
Attesto che Muhammad  è l’Apostolo di Allàh"
La traslitterazione delle parole che costituiscono la formula in lingua araba è:
"àsc/hadu an la ilàha illallàh, asc/hadu ànna Muhàmmadan rasùlullàh."
La professione di fede è il punto di arrivo di una presa di coscienza, che si esprime nella dichiarazione testimoniale; è, altresì il punto di partenza di una linea di condotta coerente alla testimonianza resa verbale.
La coerenza alla dichiarazione di testimonianza si esprime nella pratica scrupolosa dell’Islàm.
e nella pratica in forma esclusiva degli insegnamenti orali del Profeta e della Sua Sunna; infatti non c’è spazio nella vita del musulmano per altre fonti di regola di condotta.
Il comportamento da tenere in un caso non espressamente regolato o previsto dal Corano e dalla Sunna è regolato con una norma ricavata dall’interpretazione del Corano e della Sunna secondo i criteri interpretativi indicati dal Corano e dal Profeta.

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il Rito di adorazione- la Salat “la preghiera”

LA ESECUZIONE DELLA PREGHIERA (SALAH)

L’esecuzione della preghiera (quotidiana) è il secondo pilastro dell’Islàm.

L’adorazione e preghiera quotidiana è la colonna vertebrale dell’Islàm e la sua fondamentale importanza è definita con estrema chiarezza in un insegnamento del Profeta.
"Nel giorno della resurrezione la prima voce che sarà esaminata nel conto del musulmano è l’esecuzione scrupolosa dell’adorazione.
Se il risultato dell’esame sarà positivo, anche tutto il resto sarà approvato.
Ma se il risultato dell’esame sarà stato negativo, allora anche tutto il resto sarà rimproverato!."
La adorazione quotidiana deve essere adempiuta in ben definiti archi di tempo del giorno.
Dice Allàh nel Corano:
"In verità, l’adorazione quotidiana è per i credenti un dovere da adempiere in tempi prescritti."
Nelle ventiquattrore del giorno le preghiere prescritte sono cinque.
I tempi nei quali ciascuna preghiera deve essere eseguita sono legati al moto apparente del sole ed alla luce solare.
La prima preghiera quotidiana è quella dell’alba (salàtu-l-fàgr); il suo tempo inizia al primo albeggiare e termina poco prima della levata del sole.
La seconda preghiera è quella del mezzogiorno (salàtu-l-zùhr); il suo tempo inizia dal momento in cui il sole incomincia la sua declinazione dallo zenit verso occidente e termina nel momento in cui l’ombra gettata da un corpo è lunga il doppio dell’altezza del corpo che la proietta.
La terza preghiera quotidiana è quella del pomeriggio (salàtu-l-‘àssr); il suo tempo inizia quando termina il tempo di salàt-l-zùhr e termina poco prima del tramonto del sole.
La quarta preghiera quotidiana è quella del tramonto (salàtu-l-màghrib); inizia quando il sole è calato sotto l’orizzonte e ha termine quando tutta la luce solare è scomparsa dal cielo.
La quinta preghiera quotidiana è quella del calare del sole (salàyu-l-‘iscià); il suo tempo ha inizio al calar delle tenebre e finisce alla metà della notte.

LE CONDIZIONI DI VALIDITA’ DELLE PREGHIERE QUOTIDIANE

Le condizioni perché l’adorazione quotidiana sia valida sono:

  • la purezza rituale
  • il vestiario appropriato
  • la sua esecuzione nel tempo giusto
  • l’orientamento in direzione della Mecca (QIBLA)
  • idoneità del luogo
La purezza rituale

La purezza rituale si realizza attraverso una serie di operazioni di lavaggi con acqua pulita. Queste operazioni si chiamano "abluzioni". Nei casi indicati dal Corano, la si può ottenere anche con la lustrazione pulverale (tayàmmum), vale a dire con terra pulita, sabbia, polvere, quando manca l’acqua.
Le abluzioni sono di due tipi:

  • la piccola abluzione (wudù)
  • la grande abluzione (ghùsl)

Il tipo di abluzione dipende dal tipo di interruzione dello stato di purezza rituale.
Quando la purezza rituale è interrotta dal piccolo hàdath come sonno profondo, lo stato di incoscienza, il vomito, l’uscita dal corpo di feci, urina, venti anali, sangue a fiotti è necessaria , per ripristinarla, l’esecuzione dell’ ‘udhù.
Quando la purezza rituale è interrotta dal grande hàdath come in caso di coito, mestruazioni e puerperio,  è necessaria , per ripristinarla, l’esecuzione del ‘ghùsl’.

Il vestiario appropriato

L’uomo deve aver coperte, almeno, le parti del corpo tra l’ombelico (compreso) e le ginocchia (comprese).
La donna deve avere coperto tutto il corpo , ad eccezione delle mani e del viso.

La sua esecuzione nel tempo giusto

Ogni adorazione è valida se eseguita nel tempo giusto
E’ preferibile eseguire la adorazione nella parte iniziale del tempo

L’orientamento in direzione della Mecca
  • Per l’Italia la direzione è verso Sud-sud-est.
  • L’orientamento si chiama qibla.
  • Se è assolutamente impossibile rispettare l’orientamento prescritto sarà sufficiente esprimere l’intenzione di eseguire l’adorazione rivolti verso la Mecca.
Idoneità del luogo

Ogni luogo pulito è idoneo alla adorazione. Non sono idonei i luoghi di decenza (WC), immondezzai, luoghi bui ed altri indicati nel fiqh (giurisprudenza islamica).

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La Zakah – l’imposta coranica

ZAKA’H (IMPOSTA CORANICA)

La Zakàh è il terzo pilastro dell’Islàm

Dice Allàh, sia gloria a Lui l’Altissimo, nel Sublime e Sapiente Corano:
"Eseguite l’adorazione rituale quotidiana, pagate l’imposta coranica ed ubbidite all’Apostolo, può darsi che vi venga usata misericordi."
"Annuncia a coloro che accumulano l’oro e l’argento, invece di spendere queste loro ricchezze per la causa di Allàh, che li attende un castigo."
"I proventi dell’imposta coranica devono essere utilizzati a beneficio:
dei poveri
dei bisognosi
degli esattori (incaricati a riscuotere l’imposta)
per coloro i cui cuori sono stati conciliati (all’Islàm)
per la liberazione dei prigionieri
per i debitori inadempienti (per motivi che non dipendono dalla loro volontà)
per la causa di Allàh
per il viandante"
(Il versamento dell’imposta coranica per i fini sopra indicati)
"E’ un dovere imposto da Allàh
ed Allàh è l’Onnisciente il Sapiente."
Il debito di imposta viene in essere dal possesso di 200 dracme oppure 20 dinari, che sono il minimo imponibile.
Il minimo imponibile si chiama nisàb.
Il dinaro ha valore di 4,8 grammi d’oro (il peso di una "unità di misura del peso" detta mithqàl)
Il nisàb dell’oro è pari al valore di 96 grammi d’oro.
Infatti, moltiplicando 4,8 (il peso in oro di un dinaro) per 20 (il numero dei dinari di cui è necessario il possesso per il minimo imponibile), si ottiene il peso di 96 grammi di oro).
L’ imposta coranica di un mezzo dinaro equivale a 2,4 grammi d’oro e 2,4 è esattamente il 2,50% di 96.
I beni soggetti ad imposta coranica sono:

  • oro
  • argento
  • mercanzia
  • gioielli

Sono soggetti ad imposta coranica, ma in misura diversa dal 2,50%:

  • i prodotti agricoli
  • le miniere
  • il tesoro
  • il bestiame

Per i prodotti agricoli è dovuto, a titolo d’imposta coranica, il decimo del valore, se la cultura non richiede spese di irrigazione, mentre è di un ventesimo, se richiede spese di irrigazione.
Per le miniere è dovuta una imposta pari ad un quinto del valore, solo se viene scoperta in un terreno soggetto alla decima.
Per il tesoro nascosto sotto terra è dovuta una imposta pari al 10% del valore, tranne che si tratti di pietre preziose.
Per il bestiame è stata elaborata dalla giurisprudenza islamica una tabella dettagliata di quanto dovuto in natura dai proprietari di mandrie e di greggi, in rapporto alle specie di bestiame ed al numero di capi.
Sono esenti dall’imposta le mandrie di meno di sei cammelli e di trentuno bovini e i greggi di pecore, o di capre con meno di quarantuno capi.

Il calcolo del nisàb in Italia

In Italia il calcolo del nisàb si effettua moltiplicando per 96 la quotazione dell’oro alla Borsa valori di Milano, nel giorno in cui spira l’anno da quando il cespite tassabile è entrato nel patrimonio.
Se uno cespiti patrimoniali ha il valore superiore al nisàb, il proprietario è tenuto al pagamento del 2,50% del valore di esso a titolo di imposta coranica.

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Il Digiuno nel mese di Ramadan

IL DIGIUNO DEL MESE DI RAMADAN (SAWM)

Il digiuno di Ramadàn è il quarto pilastro dell’Islàm

Il mese di Ramadàn è il nono dell’anno egiriano e l’anno egiriano è lunare. L’anno egiriano è di 354 giorni e sull’anno solare, che è fisso, l’anno lunare si sposta in avanti di 11 giorni all’anno. I mesi dell’anno lunare non hanno giorni fissi , ma il numero dei giorni del mese dipende dal novilunio, che può avvenire o ventinove o trenta giorni dopo il novilunio del mese prima.
Da ciò di deduce che ogniuno dei mesi attraversi tutte e quattro le stagioni e quindi avrà archi diurni brevi durante l’inverno e lunghi durante l’estate. Siccome questa regola vale anche per il mese di Ramadàn e quindi ci saranno Ramadàn con giorni con archi diurni lunghi e altri brevi.
Quando nell’emisfero nord è estate, in quello del sud è inverno e quando al nord è inverno al sud è estate. In questo modo a lungo andare i musulmani avranno digiunato lo stesso numeo di ore!.
Il digiuno del Ramadàn consiste nel non assumere nè cibo ne bevande, nel non fumare, nel non avere rapporti coniugali, nel non ingerire nessun tipo di sostanze (anche medicinali) per via orale e nel non introdurre nel corpo, per qualsiasi altra via (iniezione, via rettale) sostanza o medicinali, nell’arco diurno, che inizia all’alba e termina al tramonto, per tutti i giorni del Ramadàn.
Tutti i musulmani puberi, maschi e femmine, capaci di intendere e di volere, sono tenuti all’obbligo del digiuno.
La rottura involontaria del digiuno non comporta nessuna sanzione, purchè, dopo aver preso coscienza della rottura involontaria, si riprenda il digiuno.
Nel caso la rottura del digiuno sia consapevole il trasgressore è tenuto a rimediare in uno dei seguenti modi:

  • offrire un pasto a sessanta musulmani bisognosi
  • dare a sessanta musulmani l’equivalente in denaro di un pasto
  • fare digiuno di 60 giorni

Il digiuno comincia circa un quarto d’ora prima dell’inizio del tempo di adorazione rituale dell’alba (salàtu-l-fàgr) e deve essere preceduto dall’intenzione di digiunare per tutto il giorno seguente.
Il tramonto del sole segna la fine del digiuno e cessa, quindi il dovere dell’astinenza. L’astinenza viene rotta mangiando o uno o tre datteri, o in mancanza dei datteri bevendo dell’acqua.
La rottura dell’astinenza giornaliera si chiama iftàr. All’avvicinarsi dell’alba viene fatta una piccola colazione detta suhùr con dei datteri. Quando spunta la luna nuova del decimo mese dell’anno lunare, il mese di Shawal, termina il mese di Ramadàn e con esso il digiuno.
Nel primo mattino si celebra l’adorazione congressuale della solennità festiva della rottura del digiuno di Ramadàn, all’aperto e a cui tutti i musulmani della zona debbono partecipare.
All’inizio della celebrazione ogni musulmano è tenuto a versare nella cassa della comunità una somma di denaro della zakàtu-l-fitr. Questa somma deve essere pagata anche per il neonato che è venuto al mondo prima della adorazione congressuale della solennità.
L’importo del zakàtu-l-fitr è pari al valore di un pasto per ciascun componente della famiglia.
Sono esenti dal digiuno:

  • i malati (quando il digiuno sia gravemente pregiudiziale alla salute)
  • i viaggiatori ( per un viaggio di oltre 81 km per il periodo del trasferimento di andata e quello di ritorno)

Hanno facoltà di non digiunare:

  • le donne che allattano
  • le persone in età avanzata

Il digiuno è proibito alle donne mestruate e in puerperio.
Quando le cause legittime della interruzione del digiuno cessano l’interessato o l’interessata sono tenuti a recuperare i giorni in cui non hanno fatto digiuno in Ramadàn.
Per le persone anziane che non possono per ragioni di salute affrontare il digiuno sono previste due alternative:

  • qualora la persona anziana possa praticare il digiuno per almeno un giorno, il digiunare quel giorno con l’intenzione di digiunare per tutto il mese di Ramadàn, rende assolto l’obbligo
  • se la persona non può digiunare nemmeno un giorno, per le sue precarie condizioni fisiche, l’obbligo del digiuno si assolve in due modi:
    a) con l’offerta di un pasto al giorno , per tutto il periodo del Ramadàn ad un musulmano indigente
    b)con l’offerta di una somma sufficiente ad assicurare un pasto al giorno per tutti i giorni del mese di Ramadàn

In tutto questo mese santo le opere compiute hanno presso Allàh un pregio superiore alle opere compiute negli altri mesi. Il mese di Ramadàn è il mese dello sforzo per arricchire la spiritualità, per aumentare la fede, per approfondire la scienza religiosa , per aumentare il timore di Dio, per migliorare la condotta morale e per dare maggiore forza alla pratica dell’Islàm e alla diffusione della parola d’Allàh.
Il Ramadàn è il mese del colloquio con se stesso, il mese dei bilanci e dei programmi futuri, è il mese del rafforzamento del proposito di camminare nella retta via, nella salvifica luce del Sublime e Sapiente Corano e dell’Insegnamento del Profeta Muhammad (pbsl).
Quando due musulmani si incontrano in Ramadàn, dopo l’augurio di pace (as-salàmu ‘alàikum e la riposta (ua ‘alàikumu-s-salàm ua ràhmatullàh) si scambiano l’augurio di Ramadàn dicendo: Ramadàn karìm! (Generoso Ramadàn) e rispondendo: Allàhu àkram! ( Allàh è più generoso assai!)

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Il Pellegrinaggio

IL PELLEGRINAGGI0 (HAJJ)

Il Pellegrinaggio è il quinto pilastro dell’Islàm

Dice Allàh, sia gloria a Lui l’Altissimo, nel Sublime e Sapiente Corano:
"Il Pellegrinaggio alla Casa per amore di Allàh
è un dovere di ogni uomo che ne abbia la possibilità."
"Eseguite il hàjj e la ‘umrah per amore di Allàh."
Ci sono due tipi di pellegrinaggi: il pellegrinaggio maggiore (hàjj) e il pellegrinaggio minore (umràh)

Il Pellegrinaggio minore (Umràh)

Il Pellegrinaggio minore si può eseguire in ogni periodo dell’anno e quando si esegue nel mese di Ramadàn ha lo stesso valore del pellegrinaggio maggiore.
La Mecca è all’interno di un territorio sacro in cui ci sono alcuni luoghi , indicati dallo stesso Profeta, dove i pellegrini devono mettersi in stato di consacrazione.
Questi luoghi sono cinque chiamati in arabo con il termine mauaqìt.
Ognuno di questi posti è localizzato sul confine in relazione alla posizione geografica del paese di provenienza. Quando il pellegrino giunge al suo miqàt deve eseguire l’abluzione maggiore, tagliarsi le unghie, accorciarsi i capelli, profumarsi ed indossare il vestito del pellegrino.
L’abito del pellegrino è costituito da due lunghe pezze di stoffa senza cuciture, pulita e bianca.
La pezza che si avvolge intorno ai fianchi, sotto il petto, si chiama izàr, l’altra, che si indossa sulla parte superiore del corpo si chiama rìda.
L’ Izàr e rìda sono per gli uomini mentre le donne portano un normale abbigliamento, possibilmente bianco, islamicamente corretto, vale a dire che le uniche parti esposte siano le mani e il viso.
Appena indossato l’abito del pellegrino, il fedele formula l’intenzione di eseguire il piccolo pellegrinaggio e lo inizia.

Il Pellegrinaggio maggiore

Il pellegrinaggio maggiore si svolge, a differenza del minore, in un periodo ben definito dell’anno. Questo periodo inizia l’ottavo giorno di zu-l-hìggia dodicesimo mese dell’anno lunare e termina il giorno tredici dello stesso mese.
Il fedele giunto nel suo miqàt si mette in stato di consacrazione ed esprime l’intenzione di effettuare l’hàgg.
Il giorno otto il pellegrino deve essere a Mina (località a qualche chilometro dalla Mecca) prima del mezzogiorno.
Dopo l’adorazione quotidiana dell’alba del giorno nove il pellegrino si mette in viaggio verso la pianura di ‘Arafa, dove giunge verso mezzogiorno.
Nella pianura di ‘Arafa il fedele sosta in preghiera e in adorazione fino al tramonto. Al tramonto del sole il pellegrino lascia la pianura di ‘Arafa, dirigendosi verso una località chiamata Mùzdàlifah. Qui il pellegrino esegue in "combinazione differita" l’adorazione quotidiana del tramonto e quella del calar delle tenebre, quest’ultima accorciata.
Dopo la preghiera dell’alba il pellegrino si reca, se è possibile, ad una montagna vicina, detta al-màsh’aru-l-haràm il sacro segnacolo, dove glorifica Allàh.
Poi raccoglie sette sassolini, discende a Mina e procede alla "lapidazione di Satana" al pilastro detto giàmratu-l-‘aqabah, dicendo ad ogni lancio: Allàhu àkbar.
Il dieci di Zu-l-hìggia, il giorno del sacrificio yàumu-n-nàr, in commemorazione della obbedienza incondizionata ed assoluta del profeta Ibrahìm, su di Lui la pace.
Dopo la "lapidazione di Satana" il pellegrino esegue l’immolazione della vittima sacrificale, la cui carne sarà distribuita ai bisognosi.
Eseguito il sacrificio il pellegrino si rade i capelli o ne taglia qualche ciocca mentre le donne accorciano i capelli della lunghezza della punta di un dito.
A questo punto cessano le limitazioni dello stato di ihràm ad eccezione del rapporto coniugale. Il pellegrino smette l’izàr e il rìda e si mette l’abito normale.
Successivamente il pellegrino si reca da Mina alla Mecca per eseguire la circumambulazione della nobile Kaaba.
Eseguita il pellegrino sale a Safa ed esegue il sà’y.
Con il compimento della sà’y all’uscita da Màrua,nel giorno dieci cessa anche la limitazione dei rapporti coniugale, la vita ritorna normale.
Nei tre giorni successivi,(undici, dodici e tredici, detti ayyàmu-t-tash/rìq, il pellegrino soggiorna a Mina, dove ogni giorno, nel pomeriggio, esegue la "lapidazione di Satana" ai tre pilastri, incominciando dal più piccolo e finendo con il più grande.
Si può limitare la permanenza a Mina a due giorni e la partenza deve avvenire prima del tramonto.
Prima di riprendere la via del ritorno il pellegrino passa alla Mecca dove compie la circumambulazione della Nobile Ka’ba per il commiato.

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