Archivio per gennaio 2015

Invocazione

Solo,
immerso nella notte
oppresso dalla mie mancanze
ripenso alle cose interrotte
alle debolezze e alle speranze

Chiedo
dove mi porterà il cuore
cerco il silenzio cercando una cura
piango quest’impossibilità e sento il rumore
il troppo orgoglio ammazza la paura

Sono
il più povero dei ricchi
il più debole dei forti
il meno vigile con gli occhi
il più vivo tra i morti

abbi pietà e dammi protezione
di amore e pazienza riempi il mio petto
la mia anima è al limite della sopportazione
perdona questo tuo servo imperfetto.

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#iostoconusama

#IOSTOCONUSAMA
di Giulia Bridget Bodo

Ho conosciuto Usama El Santawy ad un dibattito tra ragazzi della nostra età, contattati per partecipare alle selezioni per la trasmissione AnnoUno di La7.
Una decina, tutti volutamente molto diversi l’uno dall’altro.
Quando Usama ha spiegato di essere Imam della comunità islamica di Cinisello Balsamo, ho pensato a che cavolo ci facessi io lì, l’ultima dei pirla.
Ho ascoltato questo ragazzo parlare dei suoi mille impegni, della sua famiglia e dei suoi studi con ammirazione.
Ma soprattutto, l’ho osservato è stimato sempre di più, durante i dibattiti: grande ascoltatore, rispettoso, colto, educato, costruttivo, saggio, profondo.
Mi sono resa conto, tornata a casa, di quanto mi avesse arricchito conoscere Usama, e ho tenuto a contattarlo e ad approfondire la sua conoscenza.
Ho pensato che una persona con le sue qualità, e il suo grande cuore, era comprensibile che fosse stata presa come punto di riferimento da un’intera comunità.
Io invito chiunque a guardare le sue interviste on-line, i suoi interventi religiosi su youtube. Giudicate con i vostri occhi e le vostre orecchie.
Ciò che io ci vedo è un uomo di pace, preoccupato per la sua comunità, desideroso di trasmettere messaggi positivi e incoraggianti.
Ma ha la barba lunga, la pelle olivastra, e sembra un terrorista…quindi la creazione mediatica del mostro è presto ultimata.

Libero e Il Giornale l’hanno accusato di essere capo di una cellula criminale di Al Quaeda, e di insegnare/gestire la produzione e il trasporto di armi.
Causa vinta in tribunale da Usama.

In agosto, Usama rilascia un’intervista a Il Fatto Quotidiano (la trovate quihttp://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/29/limam-milanese-europei-che-combattono-dittatori-da-onorare/1102149/

) che nella trasposizione viene manipolata è distorta.

In particolare, Usama dice testuali parole:
“Sono persone che vedendo le ingiustizie non vedono l’ora di poter essere parte di una resistenza e di un popolo.
Io penso al popolo siriano.
Il popolo siriano è un popolo che ha vissuto, cosi come la gran maggioranza dei paesi arabi, ha vissuto sotto dittature che appena il popolo si è messo contro il dittatore, quindi una minoranza di famiglie che regnano sovrane su dei territori vasti e governano la vita di milioni di milioni di persone, abbiamo visto la reazione di questi dittarori, e le reazioni non sono state tanto pacifiche, sono state reazioni sanguinarie. Quindi la persona che è andata li per liberare o per aiutare una persona nella sua resistenza contro lo spargimento del sangue, allora questa persona è sicuramente una persona da onorare, anche se oggi dire queste parole sembra giustificare il terrorismo. Invece no, dobbiamo fare dei passi indietro e ritornare alla nostra condizione umana, quella che è la nostra natura e capire che ci sono delle persone che soffrono realmente.
È una cosa che non pensiamo, vorrei che ognuno di noi quando va con il suo figlio possa pensare che quel figlio è in pericolo, che se mette il piede nel posto sbagliato può morire.
E adesso non sto parlando solo dell’Afghanistan, dell’Iraq o della Siria, ma sto parlando di tantissimi paesi in tutto il mondo.
Ecco, se noi ritorniamo a questa condizione umana e io poi penso che c’è un ragazzo italiano, un ragazzo europeo, che va perché vuole lottare per far ritornare la sicurezza a quel bambini, allora il nostro giudizio cambierà.”
In pratica: le persone che partono per la Siria non per combattere, ma per aiutare i popoli oppressi da dittatori sanguinari a limitare questo spargimento di sangue, sono da onorare. Questo non è giustificare il terrorismo, perché chi va in quei posti per difendere i bambini dalle mine antiuomo fa esattamente quello che faremmo noi per i nostri figli.

Le parole di Usama sono state invece così liberamente reinterpretate:
“Secondo Usama El Santawy, i musulmani nati in Italia che decidono di unirsi all’ISIS, organizzazione terroristica, sono degli eroi da ammirare ed onorare.”

La conseguenza di tutto ciò?

Dopo gli attentati a Parigi, questo articolo dello scorso agosto è stato strumentalizzato dal leghista mentecatto di turno, che si appella ad Alfano, chiedendo di cacciare Usama dal Paese perché ha definito “onorabili” i terroristi (lo trovate qua: http://www.agenparl.com/?p=149637

)…parole da Usama MAI PRONUNCIATE.

Ora, una persona rischia di perdere la dignità, il lavoro, la famiglia, la reputazione, per colpa di storie gonfiate ad arte dalla fabbrica dell’odio.
Usama potrebbe anche essere arrestato al primo tentativo di lasciare il Paese.

Mi chiedo: perché?
Perché complicare fino al limite della rovina la vita di una persona che non ha fatto nulla ed è già stata scagionata da precedenti simili accuse?
Perché accanirsi in questo modo?

Io continuo a credere che un mondo senza religioni sarebbe migliore, che non ci sia nessun dio, e che l’Islam dovrebbe perlomeno arrivare alla secolarizzazione del ruolo della donna.
In questo Usama ed io siamo e rimarremo molto diversi.
Ma ciò non mi impedisce di schierarmi dalla parte di una brava persona, evidentemente innocente, capro espiatorio di un gruppo di governanti ignoranti ed incapaci.

Se siete d’accordo, diffondiamo il più possibile la verità.

#iostoconusama

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